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La decisione di erigere una nuova chiesa dedicata alla Santissima Trinità sul luogo di un edificio preesistente, fu deliberata dal consiglio comunale di Vitorchiano nel 1476. Per far fronte alle spese di costruzione, si utilizzò la gabella di un anno, protratta poi fino al 1479.
Info: Parrocchia S. Maria Assunta. Tel. 0761 370787. Parroco Don G. Pirri.
Parrocchia S. Maria Assunta in cielo Vitorchiano.
Orario S. Messa: Feriale ore 17.00 (ore 18.00 ore legale), prefestivo ore 17.00 (ore 18.00 ora legale), Domenica ore 10.15 e 11.30
CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ detta DI SAN AMANZIO
CENNI STORICI E DESCRIZIONE
La decisione di erigere una nuova chiesa dedicata alla Santissima Trinità, sul luogo di un edificio preesistente, fu deliberata dal consiglio comunale di Vitorchiano nel 1476. Per far fronte alle spese di costruzione, si utilizzò la gabella di un anno, protratta poi fino al 1479. La nuova struttura religiosa fu consacrata nel 1533 dal Vescovo di Bagnoregio Monsignor Pastorelli. Nel 1707 la chiesa fu intitolata a S. Amanzio, a seguito del trasporto del corpo del martire da Roma alla cittadina altolaziale. Superata Porta Romana, sulla sinistra si incontra la chiesa della SS. Trinità o di Sant’Amanzio, con annessa la ex Chiesa di San Carlo con finestra istoriata. Costruita in peperino, ha la facciata a capanna con al centro un rosone invetriato e istoriato, nel quale in maniera stilizzata è possibile individuare la Vergine che schiaccia il serpente.
Accanto è il portale di ingresso di quella che prima era la chiesa di San Carlo, nella quale si radunavano i confratelli della Pia Associazione San Carlo, e che fu inglobata dall’attuale chiesa della Trinità. Sull’architrave è possibile leggere infatti l’iscrizione: SOCIET SAN CAROLI.
Si accede alla chiesa attraverso una scalinata. Il portale di ingresso rinascimentale, è inscritto in un arco con stipiti e architrave scanalati. L’architrave è a sua volta sormontato da una lunetta con ghiera leggermente strombata che presenta agli angoli due piccoli fiori in peperino. Il portale in legno è diviso in specchiature di differente grandezza.
L’interno è costituito da un unico ambiente ad eccezione della piccola navata laterale sinistra, che è il risultato dell’inglobamento nell’edificio della chiesa di San Carlo. La copertura è a capriate con profondo presbiterio rialzato che presenta in alto una finestra ovale, con l’arco di ingresso messo in evidenza da conci in pietra.
Sulla parete destra è una nicchia affrescata da Valentino Pica nel 1514. Intorno alla nicchia un’edicola, realizzata a trompe-l’oeil, con paraste ornate da capitelli a foglie larghe ed architrave con decorazioni classicheggianti, è sormontata dalla figura del Giovanni Battista sotto un baldacchino, sorretto da angeli stanti su nubi, le cui tende sono sostenute da due angeli reggi cortina. Al centro della nicchia, entro un’aula con colonnato che sfonda la parete creando profondità, è rappresentata l’Annunciazione. La scena è inscritta entro un’arcata realizzata a trompe l’oeil che presenta l’intradosso e i pennacchi decorati da motivi classici. Al centro è la Vergine in preghiera davanti ad un leggio di fronte alla quale è sceso l’Arcangelo Gabriele. In alto una schiera di cherubini tra le nuvole assiste alla scena, mentre discende sul capo della Madre di Cristo la colomba dello Spirito Santo. In profondità un paesaggio con vegetazione.
E’ l’unica opera finora identificata di Valentino Pica, appartenente ad una generazione di pittori di cui nulla si conosce se non notizie di documenti. Di cultura vicino all’Avaranzano, questo affresco si pone come estremo esempio provinciale della scuola viterbese.
Nella seconda nicchia della parete destra è una tela raffigurante la Morte di San Giuseppe, ascrivibile alla fine del XVIII e attribuibile alla scuola di Domenico Corvi, attribuzione basata soprattutto nello studio del colore, e dei cambiamenti che questo subisce nel corso delle esperienze del pittore. I toni sono spenti ma si ha una conseguente accentuazione dei valori plastico statuari delle figure. La scena vede al centro il corpo disteso di San Giuseppe con al lato destro la Vergine e a quello sinistro Gesù che sta benedicendo il padre putativo, sulla cui testa si libra la Colomba dello Spirito Santo.
Nella terza nicchia della parete destra è custodita una tela raffigurante la Madonna in trono col Bambino e Santi, del 1560, come attesta la data riportata sul cartiglio. La Vergine in trono, incoronata da angeli, è circondata dalle Sante Barbara, Caterina d’Alessandria, Margherita e la Maddalena, mentre in basso, in ginocchio, sono San Francesco e Santa Chiara. Ai piedi della Vergine è un’iscrizione latina: BEATE VIRGINI/ DIV// BARBARE MARGAR// CATHERINE ET MG// DICATUM MDLX. L’opera è caratterizzata dall’utilizzo di pochi colori principali, come il rosso, il nero e il giallo, con tonalità molto scure. In condizioni non ottimali, ha subito tagli sia nella parte alta che nella parte bassa. Il quadro risulta rifatto nella parte inferiore; infatti anche lo stile delle due figure di Santi inginocchiati sembrano posteriori di almeno un secolo, ed assomigliano a quelle stesse della tela della Madonna con Bambino in trono nell’Auditorium Comunale.
Accostato alla parete destra è il fonte battesimale del XVI sec di ambito viterbese, in peperino. La tazza circolare doveva essere l’acquasantiera della primitiva chiesa, baccellata e con profonda scanalatura che corre parallela al bordo a sezione semicircolare; è frutto di scavi fatti all’esterno e sul retro della chiesa. Dietro il fonte battesimale sono visibili dei lacerti di affresco caratterizzati da riquadrature con delle zone tinteggiate di rosso pompeiano, che corrono, in basso, lungo le pareti laterali.
Il presbiterio è rialzato e presenta al centro l’altare in peperino caratterizzato dalla diversa fattezza delle basi su cui poggia: a destra è presente un bassorilievo con tre figure, forse la rappresentazione stilizzata dell’Ultima Cena, mentre a sinistra è costituito da un fusto di colonna con capitello quadrangolare, decorato da volute e semplice cornice circolare alla base, che fa parte del materiale di scavo ritrovato dietro l’abside della chiesa.
Ha le pareti in pietra ad eccezione della volta a botte che è in stucco e sul lato corto è presente una finestra. Sulla parete destra emergente, è il quadro della Vergine Immacolata raffigurata con la veste bianca, il mantello azzurro e il capo circondato da una corona di stelle. È in piedi sulla sfera terrestre mentre schiaccia il serpente; alle sue spalle, la mezzaluna che sprigiona un’aura di luce.
Sulla parete laterale destra del presbiterio è una piccola nicchia quadrata, dipinta a tempera con motivi decorativi a foglie d’acanto, del XVII sec. Non si comprende l’esistenza e la funzione di questa nicchia, posta troppo in alto per assolvere una funzione pratica.
Addossata alla parete di fondo è invece collocata la statua della Madonna Addolorata con abiti neri, le mani incrociate e con volto disperato. In alto è collocato il Crocifisso del XVI sec di ambito viterbese, in legno e a grandezza naturale, sormontato a sua volta da una testa di putto applicata alla parete di fondo del presbiterio, del XVII sec in peperino di scuola viterbese. Ha le classiche caratteristiche delle immagini infantili molto usate nel Seicento, soprattutto nelle decorazioni, in funzione riempitiva.
Al centro del presbiterio addossato alla parete, su una colonna in peperino, è un tabernacolo del XIII sec, di scuola viterbese. La base è dentellata, due colonnine, scolpite in bassorilievo con capitello a foglie d’acanto, sorreggono un arco trilobo gotico molto segnato, nelle cui rientranze sono impressi motivi floreali, ed è coronato dal finale di un timpano con dentellatura curva.
In basso è un grosso blocco in peperino, forato al centro, sui cui lati sono presenti delle quadrature incise nella pietra, e in facciata è incisa a caratteri grandi la parola DOM.
Sulla sinistra è collocata la statua del Sacro Cuore di Gesù con le braccia aperte, sulle cui mani sono visibili le stimmate. Al centro del petto è il cuore raggiato d’oro.
Adiacente alla parete sinistra della navata centrale, è la statua della Madonna del Rosario con in braccio il Bambino, di fattura moderna, collocata su un piedistallo blu con bordi e decorazioni dorate. Sulla sinistra in alto, è invece un affresco raffigurante la Madonna con Bambino, ascrivibile alla fine del XVI inizi XVII sec., di ambito viterbese. Questo affresco pare sia stato asportato da un’altra chiesa e collocato nell’attuale sede, dopo aver operato un rifacimento della parete. I lineamenti della Madonna richiamano quelli di Santa Agnese dipinta sulla porta d’ingresso dell’Auditorium comunale. L’affresco è in cattivo stato di conservazione tanto che alcune zone di colore sono cadute e sono visibili le incisioni dei contorni, eseguite per il disegno preparatorio, precedente all’applicazione del colore.
Procedendo verso l’uscita, è un pulpito in peperino del XIV sec di ambito viterbese. Ha forma esagonale ed è sorretto da strutture in ferro addossato a una delle tre colonne della chiesa che delimitano la navata laterale. È caratterizzato da specchiature su cui sono scolpiti, a bassorilievo, degli archetti trilobi a sesto acuto. Nella terza specchiatura da sinistra è il simbolo dell’Eucarestia. Questo pulpito doveva originariamente avere una differente dislocazione, poichè in quella attuale non avrebbe potuto essere sistemato, in quanto, risulta accertato, che il corpo architettonico sulla sinistra della chiesa è stato aggiunto solo più tardi, secondo l’ultima interpretazione data dell’edificio.
Oltre gli archi a tutto sesto che delimitano la navata laterale della chiesa, è posta la statua di S. Rita da Cascia, di moderna fattura, collocata su un piedistallo in peperino su cui è scritto il suo nome. La Santa, in abiti monacali, tiene tra le mani il crocifisso, che guarda intensamente, e ha il capo circondato dall’aureola.
Addossato alla parete corta della navata, è l’altare a edicola dedicato a San Michele Arcangelo, costituito da due colonne di finto marmo rosso con rilievi di rami di rose che sostengono un timpano spezzato, al centro del quale è una specchiatura con il simbolo Eucaristico, sorretta da volute laterali. In basso due putti sorreggono un cartiglio a volute. In alto è una lunetta modanata che presenta al centro un volto di cherubino. La mensa è decorata molto semplicemente con specchiature di marmi diversi. Al centro dell’altare è collocata la tela raffigurante S. Michele Arcangelo che uccide il drago con una gestualità teatrale, copia dello stesso soggetto realizzata da Guido Reni nella chiesa dei Cappuccini a Roma.
Lungo la parete lunga è invece un urna reliquario in legno dorato, con fondo di velluto rosso, ascrivibile al XVII sec, realizzato e firmato da Keayter Federico, che contiene le reliquie di Sant’Amanzio. Il corpo del santo è disteso di lato su un cuscino, con la testa appoggiata su una mano, mentre nell’altra tiene la palma della resurrezione. Indossa abiti regali, rosso e oro, e ha la testa coronata da una ghirlanda di fiori. Davanti a lui una spada distesa e l’urna di vetro contenente le reliquie. In alto, esternamente, in lettere di stoffa dorate è la scritta CORPUS S. AMANTIIM. Due angeli, a grandezza naturale, che assumono posizioni differenti con grande apertura d’ali, sostengono la grande urna, i cui spigoli sono definiti da grandi volute, molto articolate e ridondanti, sulla cui sommità hanno origine delle cornucopie. La copertura dell’urna è ancora rialzata rispetto a queste ultime e decorata con alta cornice con festoni e al di sopra ancora volute riunite sotto una corona. Il sostegno in basso, scolpito in un unico pezzo vuole rappresentare nubi su cui si affacciano dei cherubini. L’ultimo elemento rilevante all’interno della chiesa è l’acquasantiera in peperino che presenta le stesse fattezze del fonte battesimale, ascrivibile al XVI sec di ambito viterbese. La tazza circolare è baccellata e con profonda scanalatura che corre parallela al bordo a sezione semicircolare.
BIBLIOGRAFIA
Bernardini C. Goletti A, nella terra fedelissima di Vitorchiano. Le Confraternite…, 2000, p. 31.
Vitorchiano, il passato presente, edizione curata da Fiorenzo Mascagna, ricerche storiche Elide Vagnozzi, Stampa Arti Grafiche Artigiane 2005.
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095515, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095516, 1977
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Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095521, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095523, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095524, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095525, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095532, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095533, 1977
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/00095535, 1977
– Pagina Facebook di Andrea Presutti Un particolare ringraziamento al Dr. Andrea Presutti per la consulenza scientifica e il materiale fotografico d’archivio fornito su Vitorchiano.
– Vitorchiano com’era Pagina Facebook di raccolta di vecchie foto del bellissimo borgo di Vitorchiano, in provincia di Viterbo. Immagini del paese, dei suoi abitanti e delle sue tradizioni.




























