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Nell’estremo settore est del territorio di Vitorchiano, a ridosso del derritorio del Comune di Soriano nel Cimino, e del Comune di Bomarzo, si sviluppa una tra le zone con maggiore quantità di emergenze archeologiche: l’insediamento di Corviano. Ubicato su un altipiano boscoso di roccia vulcanica che si protende a guisa di cuneo tra le valli di due piccoli corsi d’acqua (confluenti nel torrente Vezza), delimitato da alti strapiombi rocciosi e pittoreschi.
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ZONA ARCHEOLOGICA DI CORVIANO
Nell’estremo settore est del territorio di Vitorchiano, a ridosso del derritorio del comune di Soriano nel Cimino, e del comune di Bomarzo, si svilupparono nell’antichità numerosi villaggi, i quali, in epoca romana, furono collegati tra loro da un tratto dell’importante Via Ferentiensis (procedente da Ferentum verso Falerii Novi) e da sue diramazioni locali. Alcuni di tali villaggi rimasero in vita anche nel medioevo. Tra le zone che presentano una maggiore quantità di emergenze archeologiche è quella in cui sorse l’insediamento di Corviano, ubicato su un altipiano boscoso di roccia vulcanica, che si protende a guisa di cuneo tra le valli di due piccoli corsi d’acqua (confluenti nel torrente Vezza), delimitato da alti strapiombi rocciosi, orridi e pittoreschi. Vi si conservano, tra l’altro: resti di mura etrusche e romane, un cospicuo raggruppamento di antiche abitazioni rupestri ipogee ed i ruderi di un castello medievale. Il sito, già denominato Fundus Corbiani o Castrum Corbiani, nel medioevo fu a lungo possesso dei Benedettini dell’Abbazia di S. Andrea in Flumine.
Tra i resti di antiche mura, meritano particolare attenzione quelli di una cinta etrusca (per complessivi circa 80 metri di lunghezza), che presenta tratti eseguiti con differenti tipologie costruttive. Uno di tali tratti, in particolare, risulta costruito con grossi blocchi a sezione pressoché rettangolare, con incastri angolari “a sedia” di tipo punico – ernico. Le abitazioni ipogee, ricavate presso l’estremità dirupata del poggio, dovettero essere, in origine, circa una trentina; ma molte di esse risultano attualmente del tutto o in parte franate. Risalenti forse al tempo delle invasioni barbariche, tali abitazioni hanno subito modifiche e riutilizzazioni in tutto il medioevo ed in epoche successive (alcune servivano ancora come rifugio stabile a contadini e pastori all’inizio del ‘900). E’ presumibile che, in origine, le abitazioni medesime fossero formate in prevalenza da un solo vano, con una sola apertura verso l’esterno. I collegamenti tra più ambienti contigui, le attuali porte d’accesso e le scale che vi immettono non risultano originali. I primitivi accessi consistettero, invece, nelle odierne finestre, al tempo raggiungibili a mezzo di scale e passerelle lignee sospese sul dirupo (come è possibile rilevare da solchi ed incastri ancora presenti in alcune grotte).
Il castello, fatto costruire in data imprecisata da signori dei quali non ci è pervenuta notizia, nel 1278 passò ad Orso Orsini, nipote del papa Niccolò III. Fu poi a lungo conteso tra gli Orsini ed i Viterbesi, i quali ultimi lo diroccarono intorno al 1304. Ne restano vari ruderi del perimetro murario, che si affaccia con due lati su profondi dirupi naturali e, con un lato, su un vallo artificiale (forse più antico). Le sue fondamenta poggiano, in parte, su un resto di cinta muraria etrusco – romana. All’interno del suddetto perimetro murario castellano sono scarse tracce di una piccola chiesa. Tutta la zona prossima alle abitazioni rupestri ed al castello risulta poi interessata dalla presenza di altre notevoli emergenze archeologiche. Vi si conservano infatti, tra l’altro, i ruderi medievali di altre due chiese e di un mulino, una necropoli con tombe a fossa antropomorfe e varie pestarole (coppie di vasche ricavate nella roccia per la pigiatura e la raccolta del mosto). In particolare nella selva del Pietreto, localizzata nel comune Vitorchiano sul terreno che guarda il poggio di Corviano, esiste una grande concentrazione di pestarole e altre evidenze archeologiche di massi vulcanici disseminati sul terreno, lavorati per le finalità inerenti a pratiche di vita, di sepoltura e di culto. Abitazioni del periodo etrusco – romano, tombe di diversa tipologia e fattura e un’enorme quantità di macigni lavorati con funzione ancora da determinare.
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