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La cosiddetta Selva di Malano e le contigue località Sterpeta e Poggiarello costituiscono la parte più ad est del territorio Vitorchiano, posto alle estreme propaggini dei Cimini. Qui si conservano sparsi moltissimi resti di villaggi e necropoli del periodo etrusco romano.
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ZONA ARCHEOLOGICA DI MALANO
La cosiddetta Selva di Malano e le contigue località Sterpeta e Poggiarello costituiscono la parte più ad est del territorio di Vitorchiano, posto alle estreme propaggini dei Cimini. Essa si presenta assai accidentata, con profonde e boscose forre petrose, solcate da torrentelli, che più a valle vanno a confluire nel grosso torrente Vezza (affluente di destra del Tevere) e con declivi attualmente disboscati e coltivati a noccioleto.
Risulta che in epoca romana la zona fosse attraversata dalla importante Via Ferentiensis (che univa Ferentum con Falerii Novi) e da alcune sue diramazioni. Qui si conservano sparsi moltissimi resti di villaggi e necropoli del periodo etrusco romano; ma, più in particolare, gli Antichi si sono serviti qui di molti tra gli innumerevoli grossi massi vulcanici disseminati sul terreno, lavorandoli per le finalità inerenti alle loro pratiche di vita, di sepoltura e di culto. Recenti ricerche, eseguite da insigni studiosi italiani e stranieri, hanno appurato che i monumenti rupestri etrusco – romani esistenti in zona costituiscono in assoluto addirittura la massima concentrazione di resti di tale tipo tuttora conservati e la massima concentrazione di documenti epigrafici rupestri latini pervenutici. Per il loro ottimo stato di conservazione, vanno segnalati, in particolare:
– un macigno ovoidale con ricavati dieci gradini accedenti alla sommità spianata, ove sono i resti di tra presumibili piccole are, tagliate dal vivo e fornite di modanature (forse dedicate a tre divinità pagane). Il monumento è noto col nome di “Sasso del predicatore”, perché somigliante ad un pulpito;
– un grosso cubo monolitico, scolpito a finto bugnato e modanato alla base, presumibile cippo sepolcrale romano;
– un altro macigno, modellato nella sua parte superiore, in modo da ricavarne un corpo pressoché cubico, modanato inferiormente, con base aggettante a guisa di ballatoio e scaletta tagliata dal vivo, poggiata sul fianco sinistro ed accedente ad un ripiano superiore. Anche questo monumento è chiamato “Sasso del predicatore” e sembra trattarsi di un altare pagano o di un podio destinato all’aruspicina;
– una tomba romana a camera con un elegante frontone architettonico scolpito nel vivo, ricavata alla base di un gigantesco banco di roccia, sul quale si conservano i resti di un piccolo edificio abbaziale medievale benedettino, intitolato a S. Nicolao.
Tra le epigrafi rupestri conservate (circa una decina), tutte di carattere funerario, merita di essere ricordata particolarmente quella in cui si fa riferimento al magistrato CAIVS ANICIVS, che risulta essere stato quadrunviro nella non lontana città di Statonia.
In particolar modo la porzione di territorio della selva di Malano che occupa parte del territorio del Comune di Vitorchiano offre la possibilità di vedere molte di queste evidene archeologiche concentrate in grande quantità proprio sul confine territoriale. Tra queste evidenze troviamo torcuolaria, pestarole, resti di abitazione etrusco romana riutilizzate anche nel periodo medievale, sepolture e una quantità elevata di grandi macigni sagomati con finalità ed usi ancora da determinare.
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