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Le cronache vitorchianesi del cronista del XVI sec. Curzio Gobbino, indicando il Palazzo Comunale eretto accanto all’antica rocca a cavallo tra la fine del XV secolo e gli inizi del successivo, con i lavori, affidati a “Magister Bernardum”, maestro lombardo attivo da tempo sul territorio.
Info: Info point Vitorchiano – Pro loco Vitorchiano. Piazza Roma, s.n.c. Tel. 0761373739 prolocovitorchiano@gmail.com – infopointvitorchiano@gmail.com
Comune di Vitorchiano, Uff. Turismo – Piazza Sant’Agnese, 16 – cap. 01030 – tel. 0761373745. www.comune.vitorchiano.vt.it, e-mail info@comune.vitorchiano.vt.it
PALAZZO COMUNALE
CENNI STORICI
Le cronache vitorchianesi del cronista del XVI sec. Curzio Gobbino, indicando il Palazzo Comunale eretto accanto all’antica rocca, secondo gli accordi stipulati tra le autorità cittadine di Vitorchiano e le istituzioni romane nel XV secolo. I lavori, affidati a “Magister Bernardum”, maestro lombardo attivo da tempo sul territorio, terminarono agli inizi del Cinquecento. La sua costruzione risale quindi a cavallo tra la fine del XV secolo e gli inizi del successivo, anche se probabilmente nei secoli precedenti già esisteva una costruzione in quella che è identificabile secondo le fonti nell’antica rocca. Addossata sul lato del palazzo, che si affaccia su piazza Roma e alle mura del borgo, troviamo la torre dell’orologio, parte integrante del palazzo. Alla base della torre dell’orologio si trova una epigrafe datata 1320. All’interno vi è scolpito a caratteri gotici un bando municipale, che vieta la dimora nel castello di Vitorchiano agli omicidi ed ai traditori sotto pena di una grossa multa. L’epigrafe potrebbe risultare un’indicazione diretta dell’esistenza della costruzione già agli inizi del XIV secolo. Purtroppo non ci è dato sapere se la costruzione della torre era già avvenuta in quella data o l’epigrafe e solo materiale di risulta, quindi inserito nel muro alla base della torre successivamente. Senza dubbio il suo contenuto è a destinazione e valenza prettamente civica e sociale. Quasi in funzione di norma consuetudinaria che poteva costituire parte dell’ordinamento giuridico comunale, chiara testimonianza del senso comune di tutela e di una realtà amministrativa già ben definita nel XIV secolo. In ogni caso la sua collocazione in piazza Roma, esprime la sua valenza prettamente medievale di “luogo del potere”. Nel Medioevo nella piazza della città si tenevano tutte le grandi manifestazioni pubbliche: assemblee, esecuzioni, spettacoli, mercati e processioni. La piazza è testimonianza di questa organizzazione del potere. Come il Palazzo Comunale era il simbolo del potere comunale, la piazza pubblica su cui si affacciava, si traduceva come espressione dell’autonomia comunale, luogo perfetto per una comunicazione attraverso un bando apposto in una piazza pubblica. Un’altro elemento murato nei pressi della stessa lapide potrebbe aiutarci ad un inquadramento cronologico dell’edificio. Si tratta di un lacerto di mensola scolpita, su cui compare una data incisa “1549”. Inglobata nella muratura dell’edificio potrebbe risultare come termine di riferimento ante Quiem. L’edificazione o la riedificazione della struttura potrebbe aver visto un intervento posteriore alla data incisa sulla pietra. Questo potrebbe essere una conditio sine qua non fino a che si tratti di un materiale di risulta, appunto riutilizzato da edifici preesistenti. Comunque per una data certa dell’edificazione del palazzo comunale, l’unico riferimento cronologico è il termine ante quem a disposizione del documento dove compaiono i lavori, affidati a “Magister Bernardum”, a cavallo tra la fine del XV secolo e gli inizi del successivo. Recentemente la torre e il palazzo comunale sono stati oggetto di un intervento di restauro realizzato grazie ai contributi della Regione Lazio, all’interno di un programma triennale straordinario di opere pubbliche per lo sviluppo locale regionale. Il restauro, inserito all’interno dei lavori di risanamento dell’edificio municipale, attuati dall’Amministrazione comunale, sono durati meno di due anni, e hanno restituito al palazzo e alla torre dell’orologio, il loro valore, con interventi di ristrutturazione e di riqualificazione conclusi a maggio del 2008. Il restauro della Sala Consigliare è stato appunto l’ultimo intervento che ha visto completare la fase di ristrutturazione architettonica del Palazzo.
DESCRIZIONE
L’ESTERNO. Per una visita al Palazzo Comunale di Vitorchiano una volta entrati al borgo attraverso Porta Romana e percorso Via Arringa, si giunge a piazza Roma. Di fronte alla piazza, fa bella mostra il lato sud del palazzo Comunale, subito alle spalle della fontana a fuso. Per accedere al palazzo si dovrà oltrepassare la seconda porta del borgo, porta della neve, posta sulla sinistra della fontana, e subito dopo sulla destra ci troveremo su piazza Sant’Agnese, dove è l’ingresso principale del Palazzo Comunale. Il lato nord, dove è l’ingresso principale del palazzo, è caratterizzato da tre livelli scanditi in facciata da un’altezza decrescente, intercalati da cornici marcapiano. Il livello inferiore, su cui è l’ampio ingresso, è completamente rivestito da conci di peperino. I livelli superiori sono invece semplicemente stuccati e su di essi si aprono delle finestre a croce guelfa con stipiti scanalati. Il lato sud del palazzo, che affaccia su piazza Roma, presenta la stessa suddivisione, con la differenza che sia il primo che il secondo livello sono completamente rivestiti da conci di peperino. Qui sulla facciata si aprono due finestre per ciascun livello, che sono incassate nel primo livello. Nel secondo livello le finestre sono caratterizzate da una struttura a croce guelfa e sull’architrave è inoltre presente un’iscrizione “SUMMA FIDELITAS”. Nell’ultimo livello le finestre sono di dimensioni più piccole per l’ultimo. Il lato ovest del palazzo che si affaccia sulla porta della Madonna della Neve, presenta una scalinata (profferlo) che conduce ad un ingresso secondario del Palazzo Comunale ora non più in uso, oltre la quale è l’ingresso alla torre dell’orologio e un ballatoio. Anche questa facciata del palazzo è scandita da cornici marcapiano che individuano due livelli sui quali si aprono alcune finestre.
INTERNO
Tornati all’ingresso principale, una volta entrati, troveremo un grande atrio completamente ristrutturato, con architrave con cornice superiore scanalata e volta a crociera con elementi in peperino alla base dei pennacchi. Nella parete di fondo è l’ingresso agli uffici, accanto al quale sulla sinistra è un’epigrafe in peperino con iscrizione latina incisa “DEO ROMAEQUE – ESTO FIDELIS”, posta nel 1969, che celebra il settimo centenario dell’istituzione dei fedeli di Vitorchiano nei confronti della città di Roma. Nell’epigrafe, in alto a sinistra, è lo stemma della città di Vitorchiano inscritto in un clipeo. Sulla destra dell’atrio di ingresso, introdotta da due archi a tutto sesto con colonne in peperino e grandi capitelli compositi anch’essi in peperino, troviamo un Aula laterale Sui capitelli poggiano le volte a crociera di entrambi gli ambienti. Nell’aula sono collocati, al centro dei tavoli in vetro, mentre sulle pareti sono due dipinti murali e un’epigrafe marmorea. L’epigrafe sulla parete di fondo, presenta in alto un volto di profilo in altorilievo, inscritto in un clipeo, sotto il quale è una dedica incisa, in latino: PETRO ONESTIO/QUOD VETUSTISSIMUM PRIVILEGIUM/OB EXIMIAM IN S.P.Q.R. FIDELITATEM/VITURCLANENSIBUS ATTRIBUTUM/ANNO MDCCCXLVII POENE ABOLITUM/SINGULARI ERGA PATRIAM CARITATE/RESTITUENDUM ACREDINTEGRANDUM CURAVIT/EOQUE E VIVIS AEREPTO/CURA ET INSTANTIA CAMILLI EIUS F ARCEANGELIS FRATRIS F/EXITU FAUSTO FELICI/VOTA CIVIUM EXPLETA SUNT/IX KAL FEBBR AN MDCCCLIX/OB INSIGNA EIUS IN SINGULOS UNIVERSOSQUE MERITA/HOC PUBLICUM GRATI ANIMI TESTIMONIUM/CIVES CONCIVI SUO DECREVERUNT/MUNICIPII MAGISTRATUM OCCUPANTIBUS/ANTONIO ONESTIO P/V. ORLANDIO S. OLIVERIO I FORTUNATO L. FABRIO S/C. FATTORIO A.S. Nella parete sinistra è presente, collocata in una nicchia rettangolare dell’aula, la riproduzione fotografica del dipinto murale collocato nella chiesa della Madonna di San Nicola, parete destra, raffigurante S. Michele Arcangelo che uccide il drago, inserito sotto un arco a trompe l’oeil, decorato con motivi classici. La figura gigantesca di San Michele impera sulle mura della città di Vitorchiano a sua difesa. All’interno dell’atrio di ingresso sulla sinistra rispetto l’ingresso, sono presenti due manichini vestititi con gli abiti storici degli abitanti di Vitorchiano. Una volta entrati nell’atrio, sulla sinistra, si trova un piccolo corridoio oltre il quale si trova ascensore che porta direttamente al II° piano, altrimenti una moderna scalinata in legno e ferro porta direttamente ai piani superiori. Saliti al primo piano si incontra all’angolo un’armatura incompleta di elmo, oltre la quale è l’accesso ad altre stanze. dopo un’ambiente di passaggio si arriva all’Aula del Consiglio. Il grande salone con copertura a capriate lignee, ospita sulle pareti in alto una fascia decorativa affrescata da artisti viterbesi nel XV sec. Qui nel grande salone si riunisce il Consiglio comunale e sulle cui pareti vi sono : un piccolo pulpito di forma semicircolare con cornice e tre stemmi a rilievo (uno di Roma e due del Comune), e un caminetto entrambi in peperino. Lungo le pareti si aprono alcune porte che presentano l’architrave inciso con frasi legate al rapporto di fedeltà con Roma. “Romano imperio perpetuo dicatum”; “Devoto in perpetuo all’Impero di Roma”; “Romano imperio summa fidelitas”; “Fedeltà somma all’Impero Romano”; “Deo Romaeque esto fidelis”; “Siate fedeli a Dio e a Roma”. Singolare rilevanza, per l’elevato valore artistico, assume il ciclo di affreschi ascrivibilitra la fine del XV e gli inizi del XVI sec. presenti all’interno della sala consigliare, oggetto d’interesse e di studio di storici dell’arte. Il ciclo venne realizzato da artisti di una scuola locale dell’alto Lazio sulla fascia del salone con putti reggi-stemma, tra cui quello di Roma e di Vitorchiano, che poggiano su una fascia architettonica realizzata a trompe l’oeil. La rappresentazione del ciclo venne concepita in concomitanza con il palazzo. Il recupero dell’affresco venne avviato nel novembre del 2007 per giungere a compimento nel maggio del 2008. Il progetto, affidato all’architetto Delia Pozzi, sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Artistici del Lazio nella figura di Gianni Tiziani, ha visto l’esecuzione dei lavori affidata al prof. Giorgio Capriotti, in qualità di responsabile del restauro e ai suoi assistenti. Il prof. Capriotti, direttore tecnico del laboratorio del restauro della Provincia di Viterbo e docente presso l’Università della Tuscia, riferì al termine dei lavori delle condizioni di illeggibilità, in cui pervenne l’affresco, aggravate da precedenti interventi di restauro definiti a dir poco“maldestri”. La rappresentazione si sviluppa lungo tutto il perimetro della Sala Consigliare a ridosso del soffitto. Il ciclo, di matrice canonica, richiama degli elementi araldici, frapposti dai “puttini” (bambini nudi con ali) e i connotati iconografici rievocano il contesto architettonico in cui è stato concepito, con una ripetizione di dati come i colori giallo e rosso, la lupa, lo stemma capitolino, il castello ecc.. Particolare importanza assume il Dipinto della “Madonnina” a simboleggiare una funzione di giustizia pubblica, dato il luogo, dove per l’appunto, venivano proferiti i giuramenti. Si presuppone realizzata in tempi diversi. Mentre il ciclo prosegue con delle ghirlande dipinte a secco (tecnica più fragile), adottata per donare una rivalutazione cromatica al dipinto. Le vicende storiche, vissute dal ciclo, hanno attraversato una fase post-unitaria testimoniate dalla presenza dello stemma sabaudo. In questo passaggio, si possono notare degli interventi di occultamento e di grattatura complessivo, fino ad allora intatto, per cui la ricostruzione è stata operata tra le parti esistenti e quelle abrasate. Le quote alte hanno subito dei danni irreparabili. Il restauro ha provveduto alla messa in sicurezza delle parti originali, alla ricerca di un riequilibrio oggettivo tra storia ed estetica secondo i principi del restauro moderno. Dal punto di vista materico, il ciclo pittorico è stato consolidato con iniezione di malte fluide e la riadesione dei frammenti staccati, seguito dalla rimozione e dalla pulitura vera e propria, avvenuta per impacco con soluzioni basiche e solventi specifici. Completa l’intervento, la realizzazione di malte in sottotono e sotto squadro. Sulle pareti del salone, sono invece conservate alcune tele di grandi dimensioni, provenienti dall’ex Monastero di Sant’Agnese, ora adibito ad Auditorium. Sulla parete destra, sono collocate diverse tele: la prima è la tela del XVII sec., attribuita a Calisti Calisto su base stilistica, raffigurante Santa Lucia incoronata da due angeli. L’opera costituiva la pala laterale di un fastigio d’altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alla tela con Sant’Orsola. Al centro era invece la pala d’altare con la Madonna in trono col Bambino assisa sulle nubi insieme a San Domenico e Santa Caterina da Siena. La Santa, che indossa vesti dai morbidi panneggi, è in atto di muoversi, e tiene nella mano destra il piatto con i suoi occhi e nell’altra la palma del martirio, secondo l’iconografia tradizionale. Segue la tela del XVII sec., di ambito viterbese, raffigurante Sant’Orsola incoronata da due angeli, uno dei quali sostiene il vessillo bianco con croce rossa, come segno della vittoria sulla morte per mezzo del martirio. L’opera costituiva la pala laterale di un fastigio d’altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alla tela con Santa Lucia. Al centro era invece la pala d’altare con la Madonna in trono col Bambino assisa sulle nubi insieme a San Domenico e Santa Caterina da Siena. La Santa tiene nella mano destra la freccia, simbolo del suo martirio, mentre nella sinistra tiene la palma. Alle sue spalle la barca con la quale compì il suo viaggio, altro simbolo iconografico. Subito dopo è la tela di ambito romano, dell’inizio del XVII sec., con derivazioni da Pomarancio e A. Grammatica. La tela raffigura San Bonaventura con la tiara, il pastorale e il libro aperto tra le mani, tra Sant’Agostino e Sant’Agnese, effigiata insieme ad una pecorella, che tiene tra le mani la palma del martirio. In alto sono raffigurati cherubini alati tra le nubi. L’opera costituiva la pala centrale di un altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alle tele con Santa Caterina e Santa Apollonia. Segue la tela del XVII sec., di ambito viterbese, raffigurante Santa Apollonia d’Alessandria, come indica l’iscrizione in basso. L’opera costituiva la pala laterale di un fastigio d’altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alla tela con Santa Caterina. Al centro era invece la pala con San Bonaventura tra Sant’Agostino e Sant’Agnese. La Santa indossa una veste molto abbondante, che sorregge con la mano sinistra, insieme alla tenaglia, simbolo del suo martirio, con la quale le furono cavati i denti. Con l’altra mano regge invece la palma. In ultimo troviamo la tela del XVII sec., di ambito viterbese, raffigurante Santa Caterina, come indica l’iscrizione in basso. L’opera costituiva la pala laterale di un fastigio d’altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alla tela con Santa Apollonia. Al centro era invece la pala d’altare con San Bonaventura tra Sant’Agostino e Sant’Agnese. La Santa è rappresentata con abiti regali per sottolineare la sua origine principesca. La palma che tiene in mano indica il martirio, mentre il libro ricorda la sua sapienza e la sua funzione di protettrice degli studi. In basso a destra è la spada, l’arma che le tolse la vita. Sulla parete di fondo, è collocata la tela raffigurante il Battesimo di Cristo nel Giordano, del XVII sec., di ambito viterbese, già pala d’altare dell’ex Monastero di Sant’Agnese, ora Auditorium comunale. L’opera si ispira alla tela con il medesimo soggetto di Giacinto Calandrucci, conservata nella chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi a Roma. In primo piano San Giovanni Battista versa l’acqua sul capo di Cristo in preghiera, dietro il quale è una schiera di angeli. La scena, molto movimentata, si conclude in alto con la discesa della Colomba dello Spirito Santo, affiancata da angeli sulle nubi. Giunti alla parete sinistra, troviamo la tela del XVII sec., di ambito viterbese, raffigurante la Madonna in trono col Bambino, assisa sulle nubi insieme a Saan Domenico e Santa Caterina da Siena L’opera costituiva la pala centrale di un fastigio d’altare all’interno dell’Auditorium comunale, ex Monastero di Sant’Agnese, insieme alle tele con Santa Lucia e Sant’Orsola. Intorno alla scena centrale, inscritte in tondi, sono le scene della vita di Cristo e di Maria, che si sviluppano in senso antiorario, dall’Annunciazione in alto a sinistra, alla Resurrezione in alto a destra. Poco oltre è collocato un pulpito a forma cilindrica in peperino, eseguito nel 1518 dal maestro lombardo Donato. Di forma semicircolare sorretta da un basamento scanalato a raggiera, il pulpito è decorato da tre grandi stemmi in rilievo, di cui due dedicati al Comune di Vitorchiano e uno a Roma. Chiude in alto una decorazione realizzata con una semplice modanatura a tre fasce parallele. Sulla parete di ingresso è collocato un caminetto in peperino nel XV sec. di ambito viterbese. I due pilastri, sono decorati con bassorilievo a candelabri. I pilastri sorreggono due mensole decorate con grandi foglie d’acanto, che, a loro volta, sorreggono la trabeazione. La decorazione della mensola è realizzata su due lati, in rilievo, lo stemma di Vitorchiano, mentre, al centro è lo stemma di Roma con l’acronimo S.P.Q.R. Sotto è una grande cassa in legno di noce, del XVI sec, di ambito viterbese, con, in facciata, lo stemma di Vitorchiano, inscritto in un giro di festoni e fasci di spighe. In alto, sulle pareti, corre una fascia decorativa con putti reggi-stemma, tra cui quello di Roma e di Vitorchiano riferibile alla fine del XV sec. inizi del XVI sec., di ambito viterbese. Nella parete della porta di ingresso della sala, la fascia decorativa è caratterizzata da putti reggi-stemma, tra cui quello di Roma, con la lupa che allatta Romolo e Remo, inscritta in un tondo, e quello di Vitorchiano, con l’immagine di Porta Romana. Sull’architrave della porta è invece rappresentata una Madonna con Bambino del XV secolo, sotto la quale è la seguente iscrizione: AVE IURANTIBUS IN ME.In fondo al salone consiliare si accede sulla destra alla stanza del sindaco. I recenti interventi di restauro e consolidamento realizzati nel 2008, hanno permesso di destinare gli ultimi tre piani del palazzo, nello specifico nella torre comunale, a spazi espositivi per mostre ed esposizioni. In quest’ottica di ambienti comuni e fruibili a tutti, grazie alla volontà del consigliere Alessandra Scorzoso, è nato un progetto che da gennaio 2013 vede ospitare all’interno della torre mostre, eventi ed esposizioni varie.
BIBLIOGRAFIA
D’Arcangeli V., Vitorchiano, in “Tuscia viterbese. I Comuni”, vol II, 1968, pp. 473-476.
Vitorchiano, il passato presente, edizione curata da Fiorenzo Mascagna, ricerche storiche Elide Vagnozzi, Stampa Arti Grafiche Artigiane 2005.
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095481, 1977;
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Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095485, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095487, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095488, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095489, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095490, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095491, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095498, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095499, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095500, 1977;
Picchetto F.- Pedrocchi A. M , scheda OA n. 12/ 00095505, 1977;
VITORCHIANO Il paese dei Fedeli
Torna all’antico splendore la sala consigliare
Un particolare ringraziamento al Dr. Andrea Presutti per la consulenza scientifica e il materiale fotografico d’archivio fornito su Vitorchiano.
– Vitorchiano com’era Pagina Facebook di raccolta di vecchie foto del bellissimo borgo di Vitorchiano, in provincia di Viterbo. Immagini del paese, dei suoi abitanti e delle sue tradizioni.




























